Europa

Processo di Bologna e Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore

Il Processo di Bologna è un processo accademico di riforma a carattere europeo che si è proposto di realizzare entro il 2010 in Europa, uno Spazio Comune dell'Istruzione Superiore. Attualmente sono coinvolti 47 paesi europei, con il sostegno di alcune organizzazioni internazionali. Si tratta di effettuare un grande sforzo di convergenza dei sistemi universitari dei paesi partecipanti con il coinvolgimento diretto di tutte le istituzioni europee.

L'obiettivo prevede che i sistemi di istruzione superiore dei paesi europei e le singole istituzioni siano organizzati in maniera tale da garantire:

• l’adozione di un sistema di gradi accademici di facile lettura e comparazione che permetta il mutuo riconoscimento dei titoli rilasciati;
• l’adozione di un sistema accademico a tre cicli e di un nuovo sistema di crediti, l’ECTS;
• una maggiore capacità di attrazione dell'istruzione superiore europea nei confronti di cittadini di paesi extra europei;
• la promozione della dimensione sociale del Processo;
• la promozione della cooperazione europea nel controllo di qualità e l’applicazione dei criteri e delle linee guida proposte dall'ENQA;

La ragione principale dell’adesione al Processo di Bologna

Molti si sono domandati in questi anni: perché la Santa Sede ha aderito al Processo di Bologna. Più della questione riguardante il riconoscimento dei titoli accademici – che sembra essere lo scopo e l’attesa prioritaria delle scelte fatte – l’elemento di fondo che ha indotto a chiedere di diventare membri del Processo è stata la volontà di rapportarsi con gli altri sistemi di studi.
A partire da ragioni di fondo, indicate dalla Sapientia christiana, e dopo una attenta valutazione, la Santa Sede ha aderito al Processo di Bologna durante il Vertice di Berlino del 2003. E’ iniziata da quel momento una nuova tappa per il Dicastero e per le istituzioni ecclesiastiche di studi superiori: quella, cioè, di una maggiore coscienza del proprio patrimonio di cultura accademica e scientifica, stabilendo con le altre istituzioni simili un dialogo aperto e reciproco. Dunque, la ragione principale dell’ingresso della Santa Sede nel Processo di Bologna è connessa con la missione evangelizzatrice e culturale della Chiesa, affidata in particolare alle sue istituzioni accademiche.

L’autorità competente per le Istituzioni Accademiche ecclesiastiche

Nel caso della Santa Sede, l’organo competente per dare le disposizioni in merito al Processo di Bologna alle istituzioni accademiche è la Congregazione per l’Educazione Cattolica.

Linee del procedimento

Accanto all’impegno di applicare in modo corretto i vari strumenti indicati dal Dicastero per attuare il Processo di Bologna, occorre evitare il rischio di considerare i cambiamenti richiesti al nostro sistema di studi come operazioni meramente burocratiche. Abbiamo constatato che molte istituzioni hanno investito seriamente tempo ed energie per questi adeguamenti. Evidentemente occorre garantire l’efficacia di tali strumenti, ma è necessario andare oltre e cogliere le chances più profonde del Processo, e cioè sviluppare le prospettive più specificamente culturali da immettere nell’impegno comune di costruire “lo Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore”. Per questo aspetto importante dobbiamo avere più coscienza delle straordinarie potenzialità delle istituzioni di studi ecclesiastici, nelle loro diverse articolazioni, e del contributo originale che possono dare alla cultura accademica in generale e alla società europea.
Per aiutare i docenti a verificare costantemente a livello personale la sostanza del “munus docendi” ricevuto e l’istituzione in modo collegiale a riappropriarsi del mandato educativo, una autovalutazione corretta dovrà considerare almeno tre aspetti.

Un primo aspetto, che non può essere quantificato ma che tuttavia assume un peso non secondario, riguarda l’atteggiamento interiore di ognuno che opera nelle nostre istituzioni e consiste nel chiedersi se si avverte il «misereor super turbam», cioè quella pietà di Cristo rispetto al bisogno di verità dell’uomo: «vide molta folla e si commosse per loro perché erano come pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose» (Mc 6, 34-41).

Un secondo aspetto concerne la sensibilità culturale da tenere sempre viva nei confronti del bisogno di verità, di senso e di unità che avverte l’uomo di oggi. La frammentazione post-moderna dei saperi fa perdere il collegamento con le grandi verità che riconducono la molteplicità all’unità e così molti rischiano di non incontrare proposte significative e orizzonti di ampio respiro.

Un terzo aspetto riguarda l’aggiornamento nella propria disciplina, la qualità delle proprie competenza e la corretta didattica. Il docente, infatti, ha il compito di trasmettere il sapere teologico in piena comunione con il Magistero, ma allo stesso tempo di ricercare un approfondimento continuo della verità rivelata e degli altri saperi.

Un’ulteriore prospettiva per le nostre istituzioni accademiche, che scaturisce come conseguenza indiretta dall’adesione al Processo, potrebbe essere quella di sentirsi e di diventare sempre più sistema. In linea con la Sapientia christiana e similmente a quanto è previsto dalle legislazioni di molti paesi in questa materia, ogni istituzione ecclesiastica gode di una propria autonomia quanto a gestione accademica, garantita dagli Statuti e regolamenti debitamente riconosciuti. Il concetto di sistema ci porta a sottolineare un ultimo elemento che si connette con esso: quello della razionalizzazione delle nostre istituzioni e dei relativi indirizzi accademici. Occorrerà trovare le sedi adatte e le occasioni opportune per studiare un’adeguata armonizzazione dei nostri studi, avendo due attenzioni: da una parte, puntare sempre alla qualità e all’eccellenza e, dall’altra, evitare il rischio del tutti fanno tutto, scegliendo campi diversi delle scienze sacre ed affini e aree disciplinari specifiche su cui concentrarsi, creando poli di alta specializzazione.

Partecipazione della Santa Sede nello Spazio Europeo dell’Educazione Superiore

Per il lavoro della Congregazione è divenuto molto importante il cosiddetto Processo di Bologna il quale ha iniziato 1999 ed al quale attualmente appartengono 47 membri Europei tra cui anche, a partire del 2003 la Santa Sede.

In questo contesto, la Santa Sede, dopo la sua decisione strategica di aderire con tutti gli effetti al medesimo Processo di Bologna, e tramite una presenza qualificata ed attiva al medesimo Processo e le sue iniziative, ha potuto contribuire sostanzialmente alla “cultura del Processo di Bologna”, e perciò anche allo sviluppo del nuovo “Spazio Europeo dell’Educazione Superiore” (EHEA = European Higher Education Area) che, riprendendo non poche idee dell’idea universitaria del medioevo, mira a superare la divisioni e nazionalizzazione del settore accademico causato dalla formazione degli stati nazionali nel sette - e ottocento, dalla Rivoluzione Francese e dagli sviluppi politici successivi.

Per la Congregazione per l’Educazione Cattolica il Processo di Bologna e il suo gruppo di collaborazione (BFUG = Bologna Follow-up Group) (collegare con glossario all’interno) era in modo privilegiato il campo in cui si poteva imparare le regole, gli strumenti e le procedure per una efficace partecipazioni a processi internazionali nel ambito accademico, di trovare innumerevoli contatti utili a livello di esperti e politici e di inerire alla discussione comune temi importanti dal nostro punto di vista. Gli incontri regolari hanno offerto l’opportuna possibilità di creare e approfondire contatti diretti con i responsabili (politici e amministrativi) per il settore dell’Educazione Superiore dei paesi Europei e degli organismi internazionali. In tal modo era più facile anche indirizzare e risolvere problemi bilaterali in merito alla presenza degli studi ecclesiastici in tanti paesi e al loro riconoscimento statale.

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