Commento del Prefetto alla nuova Istruzione sull’identità della Scuola Cattolica

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La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha pubblicato un’Istruzione dal titolo “L’identità della scuola cattolica per una cultura del dialogo”. Firmata dal Card. Giuseppe Versaldi, prefetto, e dall’arcivescovo segretario Mons. Angelo Vincenzo Zani, porta la data del 25 gennaio 2022, festa della conversione di San Paolo apostolo. Esso si offre come uno strumento di riflessione per fornire alcuni criteri adeguati alle sfide dei nostri tempi. Si tratta, infatti, di linee guida più approfondite e aggiornate circa il valore della identità cattolica delle istituzioni scolastiche nella Chiesa in tutto il mondo.

In continuità con la tradizione antropologica e pedagogica della Chiesa, questo Dicastero ha accolto le domande sulla necessità di una più chiara consapevolezza e consistenza dell’identità cattolica. Emersi durante il Congresso mondiale su Educare oggi e domani. Una passione che si rinnova, organizzato nel 2015 a Castel Gandolfo, quei quesiti sono stati più volte al centro delle preoccupazioni nelle ultime Assemblee plenarie della Congregazione nonché negli incontri con i Vescovi nelle visite ad limina.

L’ Istruzione, pertanto, è frutto di consultazione e studio ai diversi livelli istituzionali. Essa vuole essere una bussola di orientamento a tutti coloro che operano nel campo educativo e scolastico, a cominciare dalle Conferenze Episcopali, dal Sinodo dei Vescovi o dal Consiglio dei gerarchi fino agli Ordinari, ai Superiori degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica nonché ai Movimenti, alle Associazioni di fedeli, ad altri organismi e singole persone che hanno la sollecitudine pastorale dell’educazione. Articolato in tre capitoli, il documento offre una triplice prospettiva: ecclesiologica, canonistica e socio-pedagogica dove si analizzano alcune criticità.

Nel primo capitolo si inquadra il discorso della presenza della Chiesa nel mondo scolastico nel contesto generale della sua missione evangelizzatrice: Chiesa come madre e maestra nel suo sviluppo storico con le diverse sottolineature che ne hanno impreziosito l’opera nel tempo e nello spazio fino ai nostri giorni, caratterizzati da pluralismo etico e una marcata secolarizzazione.

Il secondo capitolo ha una natura prevalentemente giuridica. Esso tratta dei vari soggetti che operano nel mondo scolastico con diversi ruoli assegnati e organizzati secondo le norme canoniche in una Chiesa ricca di molteplici carismi di cui le fa dono lo Spirito Santo, ma anche in corrispondenza con la sua natura gerarchica. Il nodo centrale è la responsabilità dell’intera comunità scolastica, la quale nell’attuazione del progetto educativo cattolico della scuola è espressione primaria della sua ecclesialità e del suo inserimento nella comunità della Chiesa. In questo modo, si ha l’obbligo di riconoscerne, rispettarne e testimoniarne l’identità cattolica, esposta ufficialmente nel progetto formativo. Questo vale non solo per il corpo docente e il personale tecnico-amministrativo ma per gli stessi alunni, i genitori e le famiglie. Pertanto la scuola si caratterizza e struttura come una comunità educante in cui si assicura il rispetto della vita, della dignità e della libertà degli alunni e degli altri membri della scuola. In essa, inoltre, si mettono in atto tutte le necessarie procedure di promozione e tutela dei minori e dei più vulnerabili.

Il lavoro quotidiano – sia esso didattico o amministrativo – dei fedeli laici, dei consacrati e dei chierici nella scuola è un autentico apostolato ecclesiale. Si tratta di un servizio che richiede unità e comunione con la Chiesa per poter qualificare la scuola come “cattolica” a tutti i livelli, dall’ente gestore, alla direzione della scuola e agli insegnanti. L’unità e la comunione con la Chiesa cattolica sussistono di fatto quando la scuola è diretta da una persona giuridica pubblica, come per esempio nel caso di un Istituto di vita consacrata e, di conseguenza, la scuola viene considerata ipso iure una “scuola cattolica” (cfr. can. 803 §1 CIC).

Nel caso di una scuola diretta da un singolo fedele o da un’associazione privata di fedeli, per poter essere definita “scuola cattolica”, è necessario richiedere il riconoscimento da parte dell’autorità ecclesiastica competente. Secondo le disposizioni del diritto canonico, il Vescovo diocesano/eparchiale assume un ruolo centrale nel discernere l’identità “cattolica” di una scuola attraverso alcune specifiche azioni. Esse si concretizzano per mezzo del necessario discernimento e successivo riconoscimento con l’esplicito consenso scritto, richiesto dai promotori della scuola. All’Ordinario spettano, inoltre, i diritti-obblighi di vigilare che le norme del diritto universale e particolare sulle scuole cattoliche vengano applicate, di dare disposizioni che riguardano l’ordinamento generale delle scuole cattoliche nella propria diocesi e di visitare tutte le scuole cattoliche che si trovano nella sua diocesi, anche quelle fondate o dirette da Istituti di vita consacrata, Società di vita apostolica o da altre associazioni pubbliche o private.

L’Ordinario assicura l’ecclesialità della scuola. Essa si manifesta nella sua comunione con la Chiesa particolare e universale, nell’attività pastorale della scuola e nel suo rapporto con la parrocchia nonché nella conformità del progetto educativo della scuola con la dottrina e con la disciplina della Chiesa. Al Vescovo del luogo spetta, inoltre, il diritto di nominare o almeno di approvare per la propria diocesi gli insegnanti di religione, e parimenti, se lo richiedano motivi di religione o di costumi, rimuoverli oppure esigere che siano rimossi.

Al di là degli aspetti puramente giuridici, il Vescovo diocesano si deve caratterizzare per la sua apertura al dialogo, come pastore della Chiesa particolare, con tutti coloro che collaborano nella missione educativa delle scuole cattoliche. Nello scambio reciproco e nella conversazione fiduciosa molti problemi possono essere risolti senza che si debba formalmente intervenire, trovando una soluzione condivisa tra le parti.

Il terzo capitolo è dedicato ad alcuni punti di criticità che possono nascere nell’integrare tutti i diversi aspetti dell’educazione scolastica nel concreto della vita della Chiesa come risulta dall’esperienza di questa Congregazione nel trattare i problemi che le giungono dalle Chiese particolari. Il problema di fondo sta nell’applicazione concreta della qualifica di “cattolica”; termine complesso e non facilmente esprimibile con criteri esclusivamente legali, formali e dottrinali. Le cause di tensione sono soprattutto dovute da una parte a un’interpretazione riduttiva o puramente formale, dall’altra a una considerazione vaga o chiusa dell’identità cattolica.

Nel corso degli anni non raramente i problemi giuridici e di competenza delle istituzioni educative cattoliche sono nati a causa del doppio inquadramento normativo: canonico e statale-civile. Dalla diversità di scopi delle relative legislazioni, può accadere che lo Stato imponga alle istituzioni cattoliche, che operano nella sfera pubblica, comportamenti non consoni che mettano in dubbio la credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa. Qualche volta anche l’opinione pubblica rende quasi impossibili le soluzioni in linea con i principi della morale cattolica. Per un’esigenza di chiarezza, inoltre, le scuole cattoliche devono essere munite di una dichiarazione della propria missione oppure di un codice di comportamento. Questi sono strumenti per la garanzia della qualità istituzionale e professionale. Allo stesso tempo, viene riconosciuta alle istituzioni educative la possibilità di munirsi di un profilo di valori da rispettare e condividere.

Ispirandosi al recente magistero di Papa Francesco, le scuole cattoliche sono chiamate a interpretare in modo creativo i cambiamenti, essendo coscienti che “il tempo è superiore allo spazio[1]. È controproducente, quindi, chiudersi per difendere posizioni e spazi di potere. È necessario, invece, avviare processi nuovi, elaborando soluzioni a livello più immediato possibile e coinvolgendo coloro che sono direttamente inseriti nella realtà locale. La chiave di volta di questa visione dinamica è il principio che “la realtà è più importante dell’idea”[2]. In questo senso, le scuole cattoliche si configurano come laboratori ideali per la costruzione dell’unità, generando direttrici di sviluppo per il servizio al bene comune. Inoltre, nel mutuo esercizio della responsabilità e della prudenza, la comunità educativa è consapevole che “il tutto è superiore alla parte”[3]. Su questa solida base si deve prendere in considerazione una prospettiva di lungo periodo al fine di non deteriorare la possibilità fruttuosa e fiduciosa di collaborazione tra persone ed istituzioni. Esse camminano insieme per consentire alla Chiesa di prestare al mondo il suo servizio educativo. 

In conclusione, questa Istruzione non si caratterizza come un trattato generale e tanto meno completo sul tema dell’identità cattolica, quanto piuttosto di uno strumento volutamente sintetico e pratico che possa servire a chiarire alcuni punti attuali e soprattutto a prevenire conflitti e divisioni nel settore essenziale dell’educazione. In essa l’identità cattolica va a costituire un terreno di incontro, uno strumento per la convergenza armonica di idee e azioni. In questo modo, le diverse prospettive divengono una risorsa e principio fondamentale per lo sviluppo di metodologie idonee a risolvere eventuali criticità in modo condiviso e trovare soluzioni tanto reali quanto durature.

Infatti, come ha osservato Papa Francesco nel contesto del Patto educativo globale, “educare è scommettere e dare al presente la speranza che rompe i determinismi e i fatalismi con cui l’egoismo del forte, il conformismo del debole e l’ideologia dell’utopista vogliono imporsi tante volte come unica strada possibile”[4]. Solo un’azione condivisa e unitaria della Chiesa nel campo educativo - in un mondo sempre più frammentato e conflittuale - può contribuire sia alla missione evangelizzatrice affidatale da Gesù sia alla costruzione di un mondo in cui gli uomini si sentano fratelli, perché “siamo convinti che soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra noi”[5].

 

Card. Giuseppe Versaldi, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica

 

 

[1] PAPA FRANCESCO, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, 222-225

[2] Ibid., 231-233.

[3] Ibid., 234-237.

[4] Papa Francesco, Videomessaggio ai partecipanti al “Global Compact Education” presso la Pontificia Università Lateranense, 15 ottobre 2020.

[5] Papa Francesco, Omelia nella S. Messa, Domus Sanctae Marthae, 17 maggio 2020.

 

 

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